Misericordes Onlus

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Cosa fa Banco Farmaceutico e per chi?

Alberto Manzo ha intervistato don Massimiliano Canta: per conoscere Misericordes onlus, la sua attività e di quali farmaci ha bisogno.

Guarda il video e scopri la realtà dell'associazione e il cuore grande di chi ci lavora.

Un altro compito 

“Dopo 25 anni di servizio come infermiere negli ospedali, in particolare alle Molinette, ho sentito che avevo un altro compito”: don Massimiliano Canta, fondatore e presidente dell’Associazione Misericordes Onlus, non divide la sua vita in “prima e dopo la vocazione sacerdotale”, ma la racconta come se non avesse soluzione di continuità. La cesura tra “prima” e “poi” sta solo negli occhi di chi guarda.

Perchè Misericordes

Anche perché don Max non ha smesso di fare quello che faceva prima: aiutare ad alleviare le sofferenze del prossimo, solo che ha ristretto la sua idea di prossimo a una categoria che ha più bisogno di altri, quella dei poveri, degli indigenti, dei senza dimora, dei senza aiuto. Ma non senza speranza, perché la speranza in questo caso ha il volto bonario e la mole imponente di un sacerdote di periferia che racconta, con umiltà, di un gesto straordinario di carità e misericordia: “L’Associazione Misericordes nasce nell’anno della misericordia: quando ho chiesto al Vescovo la sua benedizione per questa iniziativa in un quartiere con tanti ospedali ma poche associazioni di volontariato in ambito sanitario, lui ha subito dato il suo consenso”.

La misericordia come filo conduttore

E la misericordia è il filo conduttore di un’impresa che, iniziata verso la fine del 2017, sta crescendo giorno dopo giorno: “Abbiamo una sessantina di volontari, quasi tutti medici, ma anche infermieri, personale amministrativo, da poco anche due farmacisti: grazie a loro, abbiamo potuto dare vita agli ambulatori di endocrinologia, ginecologia, nefrologia, odontoiatria, oncologia, ortopedia e pediatria, oltre a quello più richiesto, quello dentistico”. Ma la misericordia si vede anche in quei piccoli e grandi miracoli quotidiani che alla fine sono poi il carburante che alimenta il motore del dono: “L’altro giorno è entrata una signora – racconta don Max -. Si è guardata intorno, ha chiesto informazioni alle persone che erano presenti, medici e volontari dell’accoglienza. Dopo di che, ha tirato fuori il libretto degli assegni, ne ha compilato uno, l’ha dato alla volontaria, ha salutato e se ne è andata. Cinquecento euro. Un tesoro per noi”.

Ma il senso di questo piccolo grande miracolo di periferia assume un significato più grande nella conclusione di don Max: “Alla fine, i soldi non mi preoccupano. Quando abbiamo bisogno di realizzare qualcosa, in qualche modo arrivano, ci pensa la Provvidenza”.
Ai vostri pazienti chiedete un contributo per i vostri servizi? “Chiediamo un euro – risponde don Max - e cinque euro per le protesi, perché dare, anche poco, è importante per non sentirsi totalmente a carico. Ma non li utilizziamo per le nostre attività: doniamo tutto per pagare affitti o bollette ai poveri del quartiere, a chi senza quel denaro perderebbe la casa, o passerebbe l’inverno al freddo”.

Quali preoccupazioni?

E che cosa preoccupa don Max? “Fare di più per chi ha bisogno. Qui vengono tante persone, italiani, stranieri, persone che vivono per strada, ma anche anziani soli. La maggior parte di loro viene qui perché non può pagare il ticket. A volte hanno fatto degli esami, ma non possono ritirare il referto perché non hanno i soldi, devono scegliere se pagare il ticket o dare da mangiare ai figli. O peggio, qualche tempo fa si è presentata una famiglia che aveva bisogno di cure dentarie per i figli. Non potevano pagare, noi siamo stati l’ultima speranza e la soluzione. Non a caso l’ambulatorio dentistico è quello più frequentato, ma abbiamo richieste anche per le altre specialità. E ora stiamo aprendo un ambulatorio dentistico in via Garessio, mentre qui da noi stiamo attivando un servizio di assistenza a domicilio per quelle persone che, dimesse da un ospedale, non hanno nessuno che le aiuti, che faccia loro le commissioni, o che tenga loro compagnia. A questa iniziativa collaborano anche le strutture sanitarie, consapevoli di quanto sia necessario stare vicini ai pazienti, in particolare quelli anziani, subito dopo la conclusione di un ricovero”.

Non sono passati neanche due anni dall’inizio dell’attività di Misericordes, ma l’associazione è già diventata un punto di riferimento per il quartiere: “All’inizio ci chiedevamo se fosse il luogo adatto, vista la presenza di tante strutture sanitarie, ma poi ci siamo resi conto che il bisogno è grande e che tante persone ormai fanno riferimento alla nostra associazione per piccole e grandi necessità”.
E non solo per il quartiere… “Lavoriamo con tutti. Siamo entrati a fare parte, nel 2018, del Coordinamento cittadino dell’odontoiatria sociale e abbiamo subito instaurato buoni rapporti con tutti. Pensi che ci hanno donato un tavolo ginecologico che vale circa 20mila euro. Il nostro ambulatorio non lo utilizzerebbe, quindi lo abbiamo donato al Sermig che ne ha molto più bisogno di noi”.

Il rapporto con Banco Farmaceutico

E con il Banco Farmaceutico Torino che rapporto avete? “Una collaborazione splendida. Oltre a essere sempre disponibili, i volontari del Banco ci aiutano quando abbiamo bisogno di qualche farmaco particolare. Noi non facciamo distribuzione da banco, ma diamo farmaci soltanto quando li prescrivono i nostri medici, quindi può capitare qualche richiesta specifica di farmaci non usati comunemente. In questi casi abbiamo constatato con gioia che il Banco Farmaceutico risponde sempre ‘presente’ e ci sostiene nel nostro tentativo”.

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